The Latest Fashion Buzz: Alexis Giannotti e il suo Omogene

Fashion / Design By Stefano Guerrini
 

Durante l’edizione 89 di Pitti Immagine lo spazio MINI in Fortezza ha ospitato The Latest Fashion Buzz, selezione di talentuosi designer internazionali, impegnati a sviluppare un nuovo concetto di modernità nel menswear, progetto che da alcune stagioni Pitti organizza in collaborazione con L’Uomo Vogue, GQ Italia e Lagente. Fra i talenti scelti anche Alexis Giannotti con il suo brand Omogene. Originario del Principato di Monaco il designer ha presentato la sua collezione maschile e una piccola capsule femminile, in cui la passione per il mondo street e i suoi studi in architettura si fondano in un guardaroba in cui qualità e funzionalità sono due delle caratteristiche principali. Abbiamo intervistato Giannotti proprio a Firenze, questa la nostra chiacchierata. 

 
Come si è avvicinato alla moda?  
Sono partito dal mondo street, ispirato da brand come Stüssy  e in generale da tutti quei brand che si potevano trovare nei concept store, come Colette a Parigi. 
Il mondo che mi appartiene è quello della street photography  di personaggi come Henri Cartier-Bresson o di Joel Meyerowitz. Ho sempre amato  osservare il quotidiano e creare storie  dove l'"anonyme" è il protagonista, anche  per un solo "momento". Questo sentimento è nato in me con lo skateboard, con cui girovagavo per la città e non solo.  La  seconda tappa del mio percorso è nata mentre studiavo  Architettura a Firenze nel 2006.
A mio avviso l'architetto crea strutture solide, immobili mentre l'artista, che sia pittore o scultore, crea bellezza, forte ed espressiva,  ma in tutti e due i casi le forme artistiche  rimangono distanti dal nostro quotidiano, la moda ci permette invece di collegare sia l'emozione della creazione che la funzionalità dell'oggetto sviluppato.
Il  contatto con il mondo poetico della strada tramandato dalla fotografia  mi ha portato a conoscenza del lavoro di Martin Margiela, in cui ho trovato una chiave di lettura comune con il mio pensiero. 
Poi durante i miei studi in disegno industriale è nato  l'amore per le linee curve e organiche, suscitato da Antoine Lavoiser che sosteneva: “Rien ne se perd, rien ne se crée, tout se trans forme”.
Perciò la moda è stato il punto di partenza per esprimere il mio pensiero: dare ai capi la poesia senza per questo toglierne la funzionalità. 
 
Quando ha capito che sarebbe stato il suo lavoro?
Da quando ho realizzato che un tessuto può contenere poesia.
 
Ci può raccontare la collezione che abbiamo visto a Firenze?
La collezione a/i 2016-17 è ispirata alla metropolitana di Bruce Davidson,  foto-reporter americano che ha immortalato  con i suoi scatti il quotidiano della subway newyorkese dove la protagonista è la bellezza ed il suo essere anonima. Altra fonte di ispirazione è stata "Au fil des pages", una seria di immagini di un fotografo francese che ha "congelato" la vita frenetica di Tokyo dando vita a cliché contaminati da palette di colori freddi con una prevalenza di toni sul grigio, nero e blu. È  la metropolitana che racchiude un quotidiano impetuoso, un sentimento sordo, un movimento sospeso, luogo in cui dolcemente ci si lascia dondolare dalle tonalità del grigio e dai «vapori» metropolitani. 
L’umidità dei luoghi sotterranei diventa così la pellicola romantica di chi osserva. I volti si confondono e i colori si diffondono; entrambi si mischiano in un rumore simile a quello che viene definito un melting pot.  
 
Quali i capisaldi del suo lavoro, le caratteristiche principali?
I punti capisaldi del mio lavoro sono basati sulla trasformazione e sulla rielaborazione di oggetti e funzionalità, rendere cioè ogni collezione un tema contaminato da tanti altre fonti. Una contaminazione che ironicamente definisco omogenea! 
 
Da dove arrivano le ispirazioni?  
Arrivano da momenti particolari, mentre cammino per le vie frenetiche di una città, dai colori, dai  suoni e anche dagli sbagli. 
 
Quale uomo indosserà le sue creazioni e quali le icone di riferimento?
Non ho icone di riferimento, ma se ne dovessi nominare una, allora direi Serge Gainsbourg. In questo senso mi ritengo un iconoclasta. Guardo l'essenza delle cose, non per forza colui che le ha fatte, ma piuttosto che cosa rappresentano. L'attitudine  dell'uomo Omogene è quella di un "Flâneur" raffinato ed esteta.
 
Quanto sono importanti momenti e progetti come The Latest Fashion Buzz?
I progetti organizzati da Pitti rendono possibile un confronto, una visibilità che oggi diventa quasi impossibile ottenere da soli. Sono grato al supporto di  Pitti Discovery per la visibilità che il brand ha ottenuto.  
 
Un ricordo o un aneddoto particolare legato a questo Pitti?
Avere incontrato altri designer che provengono da background differenti, con ognuno una storia da raccontare. È sempre delizioso imparare altri punti di vista e avere un'altra visione. 
 
Progetti per il futuro?
Estrapolare dal wardrobe maschile qualcosa su misura per la donna Omogene. Infatti in questa collezione invernale è  stato creato un box femme dei pezzi più significativi presentati per l’uomo. 

Poi vorrei trovare la sfera di cristallo per rispondervi con più precisione! 

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