83esima edizione di Pitti Immagine Uomo: L’opinione degli insider

Fashion / Music / Design / Graphics By Stefano Guerrini
 

Come successo prima della 83esima edizione di Pitti Immagine Uomo, abbiamo contattato alcuni addetti ai lavori che hanno partecipato a questa importante fiera. Passati i clamori di Pitti e delle sfilate maschili abbiamo raggiunto 5 insider, dal mondo del web e dalle redazioni giornalistiche più importanti, per farci raccontare una loro opinione su questa edizione e in particolare che cosa li abbia colpiti. A tutti è stata fatta questa domanda: “Ripensando all'ultima edizione di Pitti Immagine Uomo, cosa ti ha colpito in particolare? C' è un trend che vorresti sottolineare ? Un momento che ti è piaciuto? Un marchio (o più marchi) che hai scoperto e vuoi segnalare?”. Eccovi le loro risposte, c’è chi è entusiasta, chi si aspettava forse qualcosa di più, chi ha apprezzato le collaborazioni, chi gli appuntamenti speciali. Non ci resta che leggerli!

Marco Magalini, editor free lance per Modaonline, Fashion Illustrated, The lifestyle journal e Designspeaking magazine
 

Ripensando all'ultima edizione di Pitti Immagine Uomo ho trovato interessante l'attitudine sempre crescente del Salone all'internazionalizzazione. In un momento di ristrettezze economiche, soprattutto per il nostro Paese, credo sia necessario trovare soluzioni appealing per i compratori internazionali, che devono scegliere Firenze per il loro buying. Ospitare marchi di ampio respiro internazionale, da it-brands come Kenzo a new talents come Erïk Bjerkesjö, sembra essere la strada vincente. Uno dei trend in evidente aumento è inoltre l'espansione di Pitti nel comparto moda donna. Molti marchi scelgono infatti di anticipare le collezioni femminili già in questo contesto (che fino a qualche tempo fa era puro appannaggio della moda maschile), per battere Parigi sul tempo. Uno dei marchi giovani che ho preferito è stato il biellese Camo che, con la performance ispirata al rally automobilistico, ha dato anche questa volta prova di saper trovare un proficuo equilibrio tra business e disinvoltura.

Andrea Porro, fashion editor Max, Style Magazine e Io Donna
 

Ho trovato l'edizione invernale molto viva, più del solito, e con tanta voglia sia da parte delle aziende presenti, sia della stampa di volersi innovare cercando di stupire anche solo con gli allestimenti, di grande respiro internazionale. Una edizione invernale, ma che per colori e vivacità assomigliava molto ad una estiva! Indubbiamente, fra i trend che ho colto, vorrei segnalare il ritorno dei colori forti e accesi anche per l'inverno e una grande inversione di tendenza, la lana e i filati più pregiati, che siano cappotti o anche solo maglioni, tornano ad essere il capospalla principale del guardaroba maschile lasciando in secondo piano il più moderno piumino. Ho trovato molto interessanti gli appuntamenti di approfondimento e dialogo organizzati assieme al gruppo RCS in piazza della Repubblica con diversi esperti di moda, arte e comunicazione. Vincente è stata anche la possibilità per tutti i cittadini di poter partecipare anche attivamente a questi appuntamenti, e non rimanere ancora una volta solo spettatori. Fra i marchi presenti, un debutto importante sicuramente quello di Var/city, che torna a far parlare di Made in Italy anche nei mercati stranieri, con grande successo di stampa e buyer. Interessante anche l'idea di portare in una rassegna come Pitti dedicata alla moda uomo una linea di accessori esclusivamente creati per cani, Frida, che punta tutto su ricerca di materiali e qualità, sempre 100% made in Italy!

Simone Sbarbati, editor-in-chief di Frizzifrizzi
 

Ogni stagione, appena arrivo a Firenze, per non farmi travolgere dall'incredibile offerta di marchi — e altrettanti più o meno differenti punti di vista sulla stile maschile — indosso metaforicamente un paio di occhiali che filtrano, come in una realtà aumentata, ciò che potenzialmente potrebbe interessarmi dal variopinto rumore di fondo. La linea editoriale del sito che curo ormai da sei anni, Frizzifrizzi, ha sempre privilegiato i piccoli marchi made in Italy ed è dunque su di essi che faccio le mie considerazioni, dopo aver visitato alcune vecchie conoscenze per saggiarne l'evoluzione (Camo, Studiopretzel, SuperDuper Hats, YOU, PEB Clothing, L'F) ed essere andato alla ricerca di novità di cui parlare; con un pizzico di delusione, a dirla tutta, dato che l'ultima edizione del Pitti Immagine Uomo l'ho vissuta come l'edizione della "transizione": nel mezzo del cammino che porta verso la luce, dopo un lungo periodo nero, quello che ho percepito è stato uno spaesamento generale, un drizzare le antenne verso qualcosa di non ben definito ma, in ultima analisi, non tantissimo coraggio. Tre, però, le costanti che ho ritrovato girando per la fiera: trasformazioni (come a dire: compri uno ma prendi due, tre, quattro, tra scarpe trasformabili, capi che cambiano funzione in base alle esigenze, cappelli "tre in uno"), collaborazioni e territorio: proiettati oltre-frontiera, soprattutto verso il Giappone, i giovani brands puntano ad accrescere le già sostanziose percentuali del mercato estero rispetto a quello interno, puntando però sul proprio territorio per quanto riguarda i materiali, le lavorazioni, ma anche le storie, la cultura e magari i prodotti locali dai quali prendere ispirazione. E quando si vuol guardare fuori da "casa propria" ecco che arrivano le collaborazioni, con marchi più celebri o più esotici o con altri brands che magari hanno fatto lo stesso percorso (mai come ora le collaborazioni, soprattutto quelle tra i "piccoli", appaiono in tutto il loro simbolico valore umano, al di là dei pure calcoli commerciali). La vera grande sorpresa di questa edizione non ha a che fare direttamente con i marchi, ma con la fiera stessa: grazie ad un amico ho avuto modo di visitare le "stanze dei bottoni" e di realizzare un lungo reportage su e-Pitti, la fiera virtuale grazie alla quale l'evento-Pitti prosegue in rete anche dopo che l'ultimo espositore ha smontato lo stand e se ne è andato. Ho un debole per i dietro le quinte, per gli aspetti tecnici, e in e-Pitti ho scoperto una vera e propria "macchina da guerra", all'avanguardia e impeccabile nell'organizzazione.

Luca Roscini, fashion editor Style Magazine e Max
 

Tra i classici esplositori segnalo Allegri e la nuova filosofia della pioggia (con tanto di cortometraggio), MP di Massimo Piombo che più dandy non si può e l'universo Woolrich, sempre inappuntabilmente casual. Tra i nuovi direi il progetto speciale di White Mountaineering, moda giapponese per l'inverno tecno e l'americano Billy Reid. Impossibile non segnalare i sempre mirabolanti occhiali di Linda Farrow. Trend? Di certo i materiali, niente è come sembra: il nylon è diventato neoprene, il tweed impermeabile e la lana shetland morbida al tatto.

Gerry Mandara, executive fashion editor GQ Italia
 

Quest’ultima edizione di Pitti Immagine Uomo ha assunto nella mia memoria un ricordo poco entusiasmante. Riflettendoci, però, è possibile che sia stato influenzato dal brusco ritorno alla realtà lavorativa dopo il seppur breve periodo di comfort vacanziero: il primo e importante appuntamento internazionale dedicato alla moda maschile si svolge, infatti, subito dopo le feste natalizie in un mese, grigio e freddo, come quello di gennaio. Ora che mi ritrovo a scriverne, non faccio fatica a ricordare gli sprazzi di luce, sia meteorologici, sia fieristici, che hanno illuminato la Fortezza da Basso. Non si può proprio dire nulla sulla efficienza della macchina organizzativa. Anche questa 83° edizione è stata perfetta negli aspetti tecnici così come nei contenuti. Unica pecca, a cui spero gli organizzatori possano dare presto una soluzione definitiva, è la difficoltà nella comunicazione mobile e dati (senza filo). Un dettaglio certo, che può aiutare gli operatori (espositori, compratori e stampa) presenti alla manifestazione a lavorare molto meglio. Tornando al contenuto fieristico, mi ha colpito la predominanza dello stile urbano/metropolitano deviato in chiave più sartoriale. Il trend è quello di mescolare capi formali al più comune abbigliamento casual cercando di definire uno stile unico e personale. L’uomo per il prossimo autunno inverno si vestirà con capi dal gusto rigoroso e militare, provenienti anche dal passato, destrutturati e reinterpretati in chiave contemporanea. È il caso di due brand italiani che hanno sviluppato delle collezioni d’ispirazione militare molto interessanti:  1st pat-rn e President’s. Una bella scoperta è stata Ecoalf, brand spagnolo presente per la prima volta al Pitti, che cavalca l'onda della moda eco-sostenibile bella e per nulla triste: magliette e maglioni in cotone riciclato, giacche in tessuto contenenti fondi di caffè riciclati e ancora scarpe da ginnastica, giacche e borse, realizzate con tessuti provenienti da reti da pesca e bottiglie in PET riciclato. Il classico rimane un punto di riferimento per la manifestazione e per il nostro Paese. Ogni anno lo standard qualitativo e la ricerca portano il prodotto ad un livello sempre superiore. Per quanto riguarda la parte degli eventi, di cui la fiera è sempre ricca, ho trovato davvero piacevole il progetto di Alternative Set che, come racconta il nome, offre ai giovani designer l’opportunità di presentare le collezioni in spazi e situazioni inconsuete. Da sottolineare la qualità dei talenti selezionati: ACF, Luca Larenza, Camo, Studiopretzel, You e Carlo Contrada. Pare che il mercato dell’abbigliamento maschile stia performando molto bene (a differenza di quello femminile) e che stia facendo da traino per l’intero distretto. A conferma di tutto questo, la manifestazione ha registrato in questa edizione una crescita nella presenza di buyer internazionali che ha sicuramente dato nuovo respiro e linfa al mercato. Pitti Uomo rimane quindi un appuntamento imperdibile per il settore, punto d’incontro ideale tra mercato, ricerca e creatività.

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