Fashion and Art: la parola agli insider della moda

Fashion / Design / Graphics / Performance By Stefano Guerrini
Angelo Flaccavento, critico di moda de Il Sole 24 Ore/Moda 24
 
Artista preferito? 
Non amo le classifiche, generali o personali: bloccano in una smorfia raggelata il flusso cangiante del gusto, le cui evoluzioni sono intrinsecamente e intimamente legate a quelle della persona. Non si tratta di incoerenza, sia chiaro, ma di sano relativismo: uno dei pochi principi in cui credo fermamente. L'arte ha sempre rappresentato per me un universo di suggestioni, suggerimenti, ispirazioni, ma questi stessi stimoli sono stati e sono diversi in momenti diversi della mia crescita individuale - non ancora conclusasi, grazie al cielo. Per questo non voglio e non posso scegliere. Dai bianchi nivei di Canova agli stucchi di Serpotta, passando per le iconografie ibride di Francesco Clemente e le affettature architettoniche di Gordon Matta Clark, direi che il mio gusto sguazza felice in un incomprensibile, ma per me eccitante, eclettismo. 
 
Opera d'arte preferita? 
Di nuovo, e per le stesse ragioni esposte sopra, mi è difficile scegliere. C'è un tratto che ricorre, però: mi piacciono le opere d'arte che, in surround, stimolano i diversi sensi attraverso una esperienza spaziale. Per questo mi intristiscono quadri e sculture esposti nei musei: sono lacerti strappati ai relativi contesti d'appartenenza per essere esposti in ambienti asettici. Al contrario, un affresco in una cappella - Giotto a Padova, per far solo un esempio - o una di quelle bizzarre macchine meteorologiche di Olafur Eliasson che alterano totalmente un luogo, emanano un fascino irresistibile sulla mia persona. 
 
Designer preferito? 
L'eclettismo non è solo un fatto di gusto nell'arte, per me, ma di gusto in generale. Nella moda sono attratto, senza soluzione di continuità, dal minimalismo più crudo come dall'esuberanza barocca. Detesto le mezze misure, ecco: apprezzo e sostengo il lavoro di quanti hanno una visione e la esprimono senza compromessi di sorta. Rei Kawakubo, ad esempio, o Cristobal Balenciaga. Madame Grés, Rick Owens, Carol Christian Poell. I nomi sono tanti. 
 
Un momento legato alla moda che ti ha segnato, colpito, cambiato? 
La scoperta, appena adolescente negli anni Ottanta, del radicalismo giapponese - Comme des Garçons, Yohji Yamamoto, Issey Miyake - : un modo alieno e dirompente di intendere l'abito e i suoi corollari, dalla sfilata alla comunicazione pubblicitaria. Da allora, niente è stato più come prima: per me di certo, ma anche per il sistema.
Arte e Moda.
 
Che legame hanno? Quale la relazione fra questi due mondi? 
Arte e Moda sono ambiti contigui che da sempre dialogano intensamente ma che, a mio avviso, dovrebbero rimanere separati. La moda è un'arte applicata, semplicemente, crea oggetti che rispondono ad una funzione d'uso. L'Arte è aliena da queste limitazioni. A volte, oggi soprattutto, la Moda usa l'Arte in maniera vampiresca per nobilitarsi, per dar passate di smalto sul nulla di certe collezioni. Trovo inconsistenti e sciocche le facili citazioni, come le stampe o i ricami presi di qua e di là. Mi piace invece quando i designer dall'arte rubano il metodo, la visione, il rifiuto delle mezze misure: sono in pochi, e in genere non strombazzano ai quattro venti il proprio legame con l'universo artistico.
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