Design Teaser: Emiliano Laszlo di Studiopretzel

Fashion / Design By Stefano Guerrini
 


Con la sua linea Studiopretzel Emiliano Laszlo ha già partecipato a Pitti un paio di stagioni fa, il suo impegno costante, la ricerca sui tessuti e l’ispirazione sempre culturalmente stimolante, dalla cultura giapponese alle arti marziali che pratica, passando per un design pulito che rimanda ad uno stile nord europeo, ma attinge chiaramente le proprie radici nella creatività italiana, ne hanno fatto incrementare i molti fan. Lo abbiamo incontrato all’ultimo Pitti Uomo come uno dei finalisti del concorso Who’s On Next?, ne abbiamo approfittato per sapere qualcosa di più sulle sue ultime proposte. Ne risulta una chiacchierata che rivela la visione precisa e acuta di Laszlo sulla moda.
 

Come è cambiata la linea in questi anni?
Le collezioni Studiopretzel cercano sempre di rimanere solide nel filo conduttore principale. È importante che ci sia uno stile riconoscibile in ogni stagione, ma spesso un tessuto o magari un'ispirazione forte cambiano la storia e aggiungono elementi nuovi e vivaci, sempre però coerenti.
 
Ci racconti la collezione per l'a/i 2014-15 ?
La collezione invernale è nata da una forte spinta personale, cioè dall'uniforme che mio padre indossava da giovane quando era nell'esercito. L’idea si è poi sviluppata grazie all'apporto di Augusto Titoni, artista e designer toscano, che con i suoi lavaggi e le sue stampe ha trasformato i pezzi d'ispirazione militare in qualcosa di unico e vissuto.
 
Quali invece le caratteristiche principali di quella che hai portato a Pitti per la p/e 15?
Il punto focale della collezione estiva è l'intercambiabilità. Una parte dei capi è infatti realizzata per essere unisex, dai jumpsuit ai camicioni c'è la volontà precisa di rendere questa moda più semplice da indossare, ma con un occhio sempre attento al dettaglio dell'alta manifattura e alla particolarità dei tessuti.
 
Quale il must have della collezione?
Sicuramente uno dei capi realizzati con tessuti da tappezzeria, come il gilet o il bermuda e poi il jumpsuit unisex, ma chiamiamolo ‘tutone’!
 
Da dove arrivano le ispirazioni per il tuo lavoro?
Per quanto mi riguarda le ispirazioni devono arrivare da più direzioni. Spesso mi è capitato di inserire nelle collezioni elementi di altre discipline, come per esempio la fotografia. la sfida è far passare il messaggio e non limitarsi alla mera ricerca settoriale, ma lasciare la mente aperta.
 
Un ricordo legato alla tua partecipazione a WION?
Mi è piaciuto molto il momento dello shooting con gli altri finalisti. È stato importante perché mi ha fatto sentire parte di un gruppo solido, ognuno con le sue differenze, ma con in comune la stessa volontà. E lo stesso obbiettivo.
 
Quale l'importanza di una fiera come Pitti per marchi giovani come il tuo?
L’importanza della fiera si quantifica spesso nei contatti che si riescono a prendere per poi finalizzare un ordine. Tuttavia bisogna tener conto del folto passaggio di stampa che aiuta a dar visibilità al prodotto. Certo è che è necessario far crescere i giovani, inserendoli in contenitori adatti a loro ed aiutandoli ad inserirsi sul mercato. 
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