Webinfluencers’ talks: Simone Guidarelli

Fashion / Photography / Performance By Stefano Guerrini
 

C’è chi decide di raccontarsi in maniera sfuggente e chi fotografa ogni dettaglio della propria vita, c’è chi posta solo foto del viso, chi solo i lavori, Instagram è in grado di scatenare la nostra creatività ed evidenziare il nostro modo di vedere il mondo. Se la teoria, come crediamo, sia giusta, è facile pensare che Simone Guidarelli, amato e molto seguito stylist di Vanity Fair e Glamour, abbia non solo un’indubbia mente creativa, ma anche un preciso animo romantico e uno spirito giocherellone. L’approccio di Simone ai social è quasi artistico e per questo in pochissimo tempo la lista dei suoi fan si è allungata moltissimo, perché accanto ad un ritratto spiritoso raccolto su un set c’è sempre l’immagine di una colazione in mezzo ai fiori, o quella di una giornata assolata, all’insegna dello stile, certo, ma anche di una ricerca precisa della bellezza, che ha sempre tratti profondamente emozionali. Per questa sua visione così interessante, acuta e personale, ci ha fatto piacere raggiungere Simone e fare una chiacchierata con lui sul mondo dei social e non solo. 

 
Sei stato segnalato come uno dei redattori moda da seguire sui social. Quanto pensi possano aiutare Instagram o Facebook il tuo lavoro?
Penso che oggi i social possano davvero aiutare a consolidare, divulgare e promuovere il lavoro fatto negli anni. I social sono per certi versi la vera rivoluzione di questo tempo, anche se toccano in qualche modo un archetipo antico: il narcisismo umano!
L'unica cosa alla quale bisogna fare attenzione è che non si diventi un contenitore senza contenuti.  Anche sui social nel tempo non sopravvivi se non hai nulla di intelligente da raccontare. 
 
Un episodio particolare legato al mondo dei social?
Ho conosciuto il mio assitente seguendo le sue foto su Instagram: sono uno molto attento ai giovani, ai vari social. Sono un curioso. Mi colpirono le sue foto sulla natura, semplici, ma molto emotive. Mi colpì l’uso della luce mai scontata e quindi gli chiesi di lavorare con me.
 
Quanto invece in generale i social aiutano, secondo te, la moda e la creatività? Ad esempio le giovani leve.
Secondo me i social aiutano nella divulgazione del propio lavoro. Ma la creatività o la possiedi o non la possiedi. La creatività è un'esigenza che nasce lontano dai social e la si coltiva in solitudine. Nei social la si può solo condividere.Considero l’atto creativo, e la creatività in generale, un fatto privato.
 
Parlando del ricambio generazionale nella moda, Pitti a giugno è sinonimo di “Who’s on next?”. Quanto pensi siano importanti concorsi come questi?
Sono importantissimi! Sono tra i pochi spazi nei quali i giovani hanno l'opportunita di confrontarsi con professionisti seri. 
 
Chi fra i vincitori o i partecipanti passati ti piace particolarmente?
Luca Larenza sicuramente è il mio favorito. Amo la sua passione, il suo entusiasmo per un arte antica come la maglieria. Quando racconta la collezione, la sua energia è travolgente: un talento raro.
 
Un ricordo o un momento particolare legato a Pitti?

Pitti per me ha segnato momenti diversi delle mia carriera. È uno spazio nel quale amo sempre fare ricerca. La sfilata di Chiara Boni, durante una passata edizione di Pitti, sicuramente è uno dei ricordi più belli. Facemmo una sfilata con circa 3000 fiori in passerella. Inoltre Chiara è Firenze, quindi Pitti, la creatività!  

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