Design Teaser: L72

Fashion / Photography / Performance By Stefano Guerrini
 

Inglese, un passato come designer e anche come stylist a Londra, Lee Wood è però dal 1998 in Italia, dove è arrivato per entrare a far parte del design team di Versace. Esperienza conclusasi nel 2014, quando ha preso forma il desiderio dello stilista di realizzare qualcosa di personale. È nato così L72, con il quale Wood è stato finalista all’ultima edizione al maschile di ‘Who’s on next?’. E proprio nei giorni scorsi durante Pitti lo abbiamo raggiunto per farci raccontare meglio il progetto. 

 
Come è nato il marchio e perché questo nome?
Il mio marchio, L72, è nato in modo molto organico e quasi inconsapevole. Avevo capito che giunto a 40 anni era ora di rimettermi in gioco, di uscire ed espormi al mondo. Ho aperto uno studio di design per fare consulenze per altri marchi, che facciamo tutt'ora insieme a miei soci, ma nella fase di promozione di quello che lo studio può fare avevo deciso di realizzare diversi progetti su varie categorie: calzature, abbigliamento, borse per animare il sito dello studio. Sviluppando questi progetti è venuto fuori un total look: in realtà guardandoli uno ad uno sono sempre rimasti progetti separati, ma uniti da un fil rouge organico. Ero talmente felice del risultato che mi sono detto "It's now or never" e ho deciso di fare un lancio alla stampa durante la fashion week milanese a febbraio.
Ho scelto il nome L72 perché è personale, ma allo stesso tempo neutrale. Non volevo che la gente apporciasse il brand con pregiudizi, costruendosi già un idea di cosa poteva trovare, perché mi conoscevano già o perché leggeva il nome Lee Wood. 
 
Ci descrivi lo stile del brand?
L72 é una linea che vuole giocare col minimalismo: democratica, sensuale, sexy, lineare, grafica. Scultorea, ma che esalti la figura di chi la indossa. Una ricerca che parte dall’analisi di una moderna “uniforme”, dall’idea di un certo rigore militare e del fascino di confini sconosciuti. Elementi presi dai look di strada e sportivi, mixati con volumi anni ‘50, che sconfinano nell’idea del non-genere.
 
Quali i mondi ispirativi?
Sono sempre stato appassionato degli anni '50, l'esplosione creativa post-bellica e i volumi della moda nati in quel momento. Allo stesso momento quando sono arrivato in Italia nel '98 ho scoperto la Stazione Centrale di Milano che mi ha fatto nascere una passione per l'architettura fascista. Questi due temi governano la mia estetica, adoro ragionare in modo spaziale, grafico e lineare.
 
L’emozione di partecipare ad un concorso così importante e un ricordo legato a questa edizione?
Nessuno stilista può negare l'importanza del concorso 'Who Is On Next?', a parte del fatto che nella storia del concorso sono emersi nomi importanti, che offre una enorme visibilità per un marchio emergente. Avere il supporto di Vogue, Pitti e AltaRoma non ha prezzo.
È anche una conferma del fatto che stai facendo una cosa interessante, visto che la giuria è composta da professionisti importanti che si occupano di ambiti differenti nel settore della moda.
Di Pitti Uomo mi ricordo tutte le persone che sono passate allo stand, i complimenti, l'interesse: è stato davvero incredibile e sono onorato dal fatto che ho avuto questa possibilità.

 

Progetti per il futuro?
Lavorare sodo. Ho tante idee, vorrei sviluppare la collezione, aggiungere sempre più categorie. Portare L72 ad essere un lifestyle brand 

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