Webinfluencers’ talks: Paolo Stella

Fashion / Photography By Stefano Guerrini
 

È sicuramente uno dei personaggi italiani più seguiti sui social network. Paolo Stella, romagnolo, ma sempre in viaggio fra Milano, Roma, Cannes e mille altre destinazioni,  nasce come attore, ma è stato blogger, ha uno spazio anche sul sito del magazine Elle, ora fa parte del team del nuovo giornale The Fashionable Lampoon, un grande successo alla sua prima uscita in edicola. Da quando è diventata nota la parola “web influencer” lui è considerato uno dei più autorevoli. Ci è sembrato quindi doveroso incontrarlo ed intervistarlo per questo spazio. Ancora di più perché delle tante figure mediatiche influenti in giro, lui è sicuramente uno dei più simpatici, disponibili e, a dire delle tante fan, una vera gioia per gli occhi! 

 
Sei stato segnalato da più parti come uno dei personaggi da seguire sui social. Quanto pensi possano aiutare Instagram o Facebook il tuo lavoro? Ancora di più oggi visto il tuo impegno con Lampoon?
Il mio lavoro attuale nasce proprio con i social network. Io ho fatto per anni l'attore, studiato per questa professione sia in italia, sia in America. Poi qualche anno fa si è aperta questa nuova strada quasi per caso e ho deciso di vedere cosa succedeva, fondamentalmente sono uno "yesman". Non mi è mai piaciuto avere un etichetta che mi identificasse in base al lavoro e l'ho cambiato più volte. Tornerò a fare l'attore, questo è sicuro, ma per ora mi godo questa esperienza nell'editoria. Lampoon è un ambiente estremamente creativo che mi permette una diversa forma di espressione.
 
Un episodio particolare legato al mondo dei social?
La cosa paradossale dei social network è che sono la nuova televisione. Quando ero piccolo la mia generazione aveva come idoli attori e cantanti. Ora tanti ragazzi hanno come punto di riferimento queste nuove figure del web, la cosa mi stupisce ogni volta. Al festival di Cannes mi fermavano molte più persone dicendomi: "Sei Paolo di Instagram?", piuttosto che "Paolo che fa l'attore". Ovviamente insieme ai fans ci sono anche gli stalker e io non geolocalizzo più dove abito da quando ho trovato nella buchetta delle poste una foto di una ragazza bendata che mi intimava di andare a conoscerla a un'ora precisa in una piazza di Roma. Mi ha fatto un po' paura sapere che fosse a conoscenza di dove abitavo.
 
Quanto invece in generale i social aiutano, secondo te, la moda e la creatività? Ad esempio le giovani leve.
I social sono i media del futuro, ormai le informazioni veloci, le news, passano tutte da lì. I giornali mantengono invece la loro importanza estrema nella ricerca di un'estetica alta, nella realizzazione del sogno della moda, nel dare un indirizzo "visuale".
Per i giovani designer questi strumenti rappresentano un mezzo molto importante, allo stesso tempo anche pericoloso. Dai social network si intuisce chiaramente la personalità di chi li detiene, la personale visione estetica. Se usati bene però possono diventare un potente mezzo di diffusione. Tutta la difficoltà sta nel considerarli veri e propri media e trovare una personale linea editoriale.
 
Parlando del ricambio generazionale nella moda, Pitti a giugno è sinonimo di “Who’s on next?”. Quanto pensi siano importanti concorsi come questi?
"Who's on next?" è diventata ormai una vetrina fondamentale, quasi un passaggio obbligato per i giovani designer. Tutti i nuovi nomi interessanti che si affacciano al mondo della moda negli ultimi anni vengono da questo concorso.
 
Chi fra i vincitori o i partecipanti passati ti piace particolarmente?
Arthur Arbesser. Sono appena stato alla sua sfilata al Pitti. Sono sicuro che il ragazzo farà strada.
 
Un ricordo o un momento particolare legato a Pitti?

Le cene. Firenze offre sempre spettacoli suggestivi e panorami mozzafiato. Quest'anno quella di Brunello Cuccinelli aveva una vista da sentirsi male. In queste occasioni mi domando sempre perché l'Italia non sia il Paese numero uno al mondo, dovremmo imparare a sfruttare meglio l'enorme bellezza di cui siamo dotati. 

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