Webinfluencers' talks: meet Simone Monguzzi

Fashion by Stefano Guerrini
 


È forse uno dei volti italiani che più spesso sono apparsi sul famosissimo The Sartorialist. Non solo i suoi look sono immortalati dai molti street style photographers fuori dalle sfilate, ma è seguitissimo sui social da un nutrito gruppo di fan. In realtà Simone Monguzzi, nonostante la giovane età e la presenza mediatica importante, che lo rende di fatto uno dei webinfluencer del momento, ha un percorso come stylist e da qualche tempo anche come interessante penna di moda, con collaborazioni che comprendono L'Uomo Vogue, Grazia e Amica. Non potevamo quindi non includerlo nel nostro spazio sulle figure che stanno influenzando la moda di questi anni, grazie al web, ma non solo. Welcome to Simone!

 


Sei stato da più parti segnalato come uno dei redattori moda che bisogna seguire sui social. E sei spesso immortalato dai fotografi di street style. Quanto pensi possano aiutare instagram o Facebook il tuo lavoro? 

Più che aiutare il mio lavoro credo che I social possano migliorarlo; non ho mai amato chi parla troppo del passato, se viviamo un’era dove, alle sfilate ,tutti fotografano e postano sui social un motive c’è. Dopo anni di chiusura del mondo della moda, c’è voglia e bisogno di renderlo mainstream. Parlando in prima persona affermo senza problema che instagram e molte altre piattaforme aiutano la promozione del proprio lavoro, soprattutto per i freelance che devono contare praticamente solo su se stessi, visto che non hanno una casa editrice alle spalle che li sorregge; alla base dovrebbero esserci sempre contenuti interessanti, ma l'etere è molto democratico, tutti possono esprimere la loro, basta saper scegliere!
 
Un episodio particolare legato al mondo dei social?
Una volta ho chiamato per ordinare una pizza delivery, il ragazzo al telefono prende la mia ordinazione, mi chiede l'indirizzo e il mio nome. Gli riferisco il tutto, scandendo bene il cognome per evitare che il ragazzo della pizza non trovi il citofono. Dall'altra parte del ricevitore la persona mi chiede: "Come sta il tuo Huber?". Dopo qualche attimo, pensando alla possibilità stalker, a quella del film horror e a quella di un semplice scherzo telefonico, il ragazzo, notando il mio silenzio, puntualizza: "Sono un tuo follower su instagram e mi piace tantissimo il tuo bassotto!". Ecco un esempio, a me ha fatto piacere e mi ha fatto capire la potenza dei social, prima ero più naif.
 
Quanto invece in generale i social aiutano la moda e la creatività? Soprattutto legato alle giovani leve, ad esempio.
I social sono ottimi per promuovere, non per aiutare la moda o la creatività. Se l'oggetto in questione funziona, i social non faranno altro che pubblicizzarlo a suon di repost e tag. Parlando delle giovani leve mi sento di dare un solo consiglio: guardate le sfumature di grigio che intercorrono tra il bianco e il nero, lì c'è la soluzione. Essere estremisti non è mai vincente, che si parli di capi di abbigliamento, relazioni o scelte personali.
Parlando del ricambio generazionale nella moda, Pitti a giugno è “Who’s on next?”.

Quanto pensi siano importanti concorsi come questi?
Vincere un concorso è una cosa assolutamente ottima, ma la domanda da farsi è: "E ora cosa faccio che il sipario si è abbassato e mi ritrovo da solo con le mie idee?". Alcuni si perdono, mentre altri sbocciano in maniera plateale.
 
Chi fra i vincitori o i partecipanti passati ti piace particolarmente?
Umit Benan mi piace tantissimo, fa un lavoro stupendo ad ogni sfilata, apprezzo l'estetica di Studiopretzel e indosserei tutti i capi da Emiliano Laszlo, dal primo all'ultimo; ecco loro due sono i miei preferiti!
 
Un ricordo o un momento particolare legato a Pitti? 
Mi ricordo un cocktail, il nome del marchio mi sfugge. La location era sulla riva dell'Arno. Sdraio, birre ghiacciate e chiacchiere in relax con amici e conoscenti che successivamente diventarono amici. una serata molto bella e suggestiva.
Social