01 lug 2016

Un nuovo stile ai nostri piedi: Solovière

Fashion by Stefano Guerrini
 
All’ultima edizione al maschile del prestigioso concorso “Who’s on Next?”tenutasi poche settimane fa al 90° Pitti Immagine Alexia Aubert, designer di Solovière, brand parigino nato nel 2014, si è meritata una menzione speciale da parte della giuria. Un riconoscimento importante per un marchio che ha già raggiunto i ‘best store’ internazionali, grazie alla qualità delle sue proposte e ad uno stile capace di ridefinire le calzature al maschile e al femminile. Per la f/w 2016-17 la designer ci racconta: “Abbiamo immaginato vecchi decori in una casa francese dal sapore vintage, con passamanerie e tappezzerie”,  quindi Principe di Galles blue navy stampato su pelle scamosciata, tweed double face, flanella doppiata con nappe pregiate, astrakan per la sera e shearling per il giorno. E se il modello origami in camoscio Matthieu diventa un’icona dello stile Solovière, tutte le scarpe per l’inverno acquistano una suola in gomma per isolare il piede dal freddo. Ma ci facciamo raccontare molto di più, e soprattutto le proposte per la p/e 2017 presentate a Pitti, da Alexia proprio in questa intervista raccolta pochi giorni dopo la fiera fiorentina.
 
 

Come è nato il marchio e quali le sue caratteristiche principali? 

Le scarpe per me sono più che un accessorio, rappresentano un elemento fondamentale dello stile di uomini e donne, si comincia spesso a definire un look partendo dalle scarpe e si associano poi i vestiti. Fin da piccola il mondo delle scarpe mi ha appassionato per questa sua essenzialità, ho avuto l'opportunità di formarmi alla scuola Estienne e in seguito di lavorare con i grandi nomi nel mondo "souliers", Christian Louboutin e Pierre Hardy, che mi hanno insegnato a pensare, realizzare, costruire le scarpe.
Sono stata poi ispirata da una figura familiare molto forte, mio nonno, Solovière é lui, un incrocio molto riuscito di anima russa e stile parigino, un businessman sobrio, elegante, con una visione personalissima dello stile e delle apparenze.
Le collezioni uomo giocano con questo mito fondatore, rendendogli omaggio da una parte e proiettandolo nel futuro dall'altra.
Le mie scarpe sono sobrie, minimaliste, costruite attorno alla materia, cuoio o crosta, realizzate in Italia, dove ci sono i migliori artigiani e le filiere più qualificate.
L'Italia è presente nelle mie collezioni per l'ispirazione, la tecnica artigianale e l'approccio al colore, alla patina, alle materie.
Un segno distintivo: la piega! La piega è il risultato di due idee: l'abbondanza della materia che si ripiega dolcemente e con nonchalance su se stessa e di un certo approccio alla vita che io desidero comunicare, cioè essere rilassati, saper approfittare delle belle sorprese, essere perennemente in viaggio. Un viaggio urbano, ma interiore, alla Kerouac.
 
Ci racconta la collezione per la p/e 2017? 
Un uomo nuovo, elegantemente decontracté, che gioca con i basici del guardaroba, appropriandosi dello spirito estivo, per portare "l’aria leggera delle vacanze" in città rimanendo sempre elegante, sobrio, impeccabile.
L'espadrilla può diventare una scarpa da "cerimonia", se lavorata nei dettagli, questa scarpa vacanziera assume una dimensione tutta nuova, materie preziose, tonalità minerali, dalla spiaggia all'ufficio, al cocktail e l'inverso, perché no? 
A seguire, stampa camicia o stampa "ombrellone" futuristico per le sneakers, onde su onde, righe rigorose a contrasto, per formare pieghe inedite al passo dei nostri dandy.
E anche un nuovo concetto, la rete al piede o l'uomo nella rete, allusione al lasciarsi andare e lasciarsi prendere, ma anche alla nostra vita completamente digitale, il risultato mi sembra interessante, un guanto da piede, vedo non vedo, per raccontare in modo inedito la couture footwear. Ovviamente tante Matthieu, Sleepers, e una nuova car-shoes a pon pon, di nuovo per divertirsi con un concetto molto classico di scarpa e farlo ridiventare innovativo, iconico e ironico.
 
Da dove arrivano le ispirazioni per un accessorio come la scarpa? 
Nel mio caso dall'architettura e dall'arte. L'arte povera per la sua profonda semplicità, le sculture africane per il loro essere essenziali e spirituali, il movimenti degli anni '60 per la rivoluzione nei colori e nei motivi.
Poi ci sono ovviamente le persone, gli uomini Solovière, i Soloman, eleganti, sapientemente distaccati dalla quiotidianità, ma presenti e consapevoli, uomini seduttori, in modo cavalleresco, con cultura e intelligenza, come il mio Matthieu!
 
Come si può essere innovativi in questo settore? 
L'innovazione è nell'idea e nel messaggio prima che nel prodotto, la nostra innovazione è nello spingere una scarpa nuova, dolce, dalle forme stondate che possa essere in armonia con l'uomo che la porta, poi c'è l'innovazione prodotto, le materie, le tecniche, da questo punto di vista la nostra innovazione è rimettere in moto i mestieri antichi legati a quella che io chiamo l'arte della scarpa, essendo però super-moderni, per esempio cambiando il punto di vista sui lacci e trasformandoli in un elemento portante della scarpa.
 
Sinonimo di eleganza per lei? 
Il massimo sarebbe mio nonno oggi, un uomo sempre nuovo, autentico, libero, con senso dell'umorismo.
Essere eleganti per me è questo: non prendersi troppo sul serio, giocare con il proprio look, influenzare positivamente il proprio ambiente, "chercher la rondeur" come si dice a Parigi.
 
L'importanza di un concorso come WION, secondo lei? 
Una magnifica piattaforma di lancio per un marchio giovane come il nostro, ma soprattutto una opportunità di crescere e approcciarsi al lavoro in modo sempre più rigoroso e professionale.
Quando abbiamo deciso di partecipare lo abbiamo fatto per metterci alla prova non solo sull'aspetto creativo, ma anche sulla nostra capacità a raccontarci da un punto di vista di business.Siamo contentissimi di aver vinto e di poter sperare di andare avanti con una marcia in più.
 
Un ricordo o un momento di questa edizione di Pitti?
Il momento clou di presentazione al parterre di 'Who is on Next?', quando ho visto i giurati prendere nelle mani le Soloviere, entrare in contatto col il prodotto.
 
Che cosa l'ha colpita di questa fiera? 
Sicuramente l'esaustività dell'offerta, nella varietà dei brand presentati, negli stili, nei savoir faire. Per capire 'l'uomo" non si può non passare dal Pitti, si tratta di un avvenimento imprescidibile.
 
Progetti per il futuro? 
Per il futuro tre priorità: aumentare la nostra distribuzione commerciale, senza rinunciare al nostro posizionamento esclusivo, avere un sito e commerce 100% operativo e investire nella comunicazione soprattutto digitale per aumentare la notorietà del brand e continuare a diffondere il nostro messaggio estetico.
 
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