Designers Milano140

By Stefano Guerrini
 

m140 è l'abbreviazione di Milano140 e prende forma dall’ indirizzo del primo laboratorio artigianale del nonno di Michele Canziani che, nonostante la giovane età, ha 25 anni, con l’amico Stefano Ghidotti, che di anni ne ha 27, ha preso in mano le redini dell’azienda di confezioni tessili fondata nel 1961. Un know how di famiglia, che si traduce in una collezione, m140 appunto, che nasce dalla voglia di re-inventare i capi classici italiani secondo la nuova visione estetica dei due designer. Il processo li porta a rivisitare le proprie radici combinandole però con input ispirativi che vengono dal design e dall’arte, il tutto con una cura per il dettaglio e un amore per la qualità, per questo i capi della linea traggono ulteriore prestigio dai tessuti esclusivamente italiani e da una produzione Made in Italy. La tradizione si arricchisce con il nuovo in un mix che porta m140 ad essere uno dei marchi finalisti dell’edizione maschile 2017 di “Who Is On Next?”. Abbiamo intervistato Michele, proprio alla vigilia dell’importante concorso.

 
Quando ti sei avvicinato alla moda e quando hai capito che sarebbe potuto diventare il tuo lavoro?
La mia famiglia opera nel settore dell’abbigliamento da tre generazioni, per cui anche se ho intrapreso studi di architettura la mia passione per la moda è sempre stata molto forte. Ho capito che il mio lavoro poteva essere anche la mia passione quando la scorsa estate io e Stefano siamo stati nominati come Best Emerging Designer a New York. 
 
Ci racconti le caratteristiche principali della linea? In cosa si contraddistingue? 
Il marchio m140 si propone come la rivisitazione di un guardaroba classico, legato al mondo della pigiameria e dell'homewear.
Partendo dal feeling che questa "cultura" ci ha trasmesso e dalla sartorialità assorbita nell'azienda di famiglia, ne abbiamo tratto un mood easy e attento ai dettagli.
Le vestibilità sono rilassate e i volumi strutturati. Ne emerge un look leggero e delicato, ma attento alle forme e ai colori, frutto degli studi di architettura e design.
L'unione di questi due concetti, a prima vista estremamente differenti, genera una nostra personale visione di moda. m140 si contraddistingue nel presentare un guardaroba elegante, sofisticato e di ricerca, tenendo sempre presente la facilità di utilizzo di ogni singolo capo, punto saldo della nostra storia.
 
Da dove arrivano le ispirazioni per il vostro lavoro?
Io e Stefano teniamo sempre come base l'architettura e il design, dalla scuola italiana di Terragni e Giò Ponti, fino al costruttivismo di Aldo Rossi. Maestri che con grande abilità hanno proposto soluzioni innovative, attraverso lo studio delle forme e la continua ricerca di nuovi materiali, approccio progettuale che cerchiamo di applicare ad un ambito differente, la moda.
 
Il tuo ideale di eleganza?
È nell'utilizzo di tessuti abbinati in maniera inconsueta e nella destrutturazione di capi classici che si percepisce il nostro concetto di eleganza. 
Per noi la forza sta nell'indossare in modo disinvolto e non "preciso" capi che allo stesso tempo hanno costruzioni e volumi sofisticati.
 
Il tuo legame con Pitti Immagine Uomo. Conoscevi già questa fiera? Hai un ricordo o un aneddoto legato ad essa?
Per me rappresenta da sempre un’eccellenza della moda maschile. La mia prima volta al Pitti Uomo è stata un decina di anni fa, quando andai come visitatore insieme a mio zio. Sono rimasto colpito sia dalla gente che per me era così particolare, sia dal concetto di esposizione: la possibilità di vedere così tanti stili e persone diverse in uno stesso ambiente
 
Siete finalisti del concorso "Who's On Next?". Chi dei passati partecipanti senti più affine e ti piace?
Arthur Arbesser sicuramente è il brand delle scorse stagioni che, grazie alla freschezza dei look, all'accostamento cromatico inaspettato e alla pulizia formale, prendiamo come spunto per le nostre collezioni.
 
Emozioni e aspettative di questo essere finalisti di "WION?"?
Ovviamente è una grande soddisfazione. Non posso negare che siamo sorpresi anche se sotto sotto ci abbiamo sempre creduto. Il nostro desiderio è che le persone vedano la voglia che ci contraddistingue: questa finale può essere l’occasione giusta per mostrare la nostra visione estetica e la dedizione che mettiamo in quello che facciamo.
 
Sogni e progetti per il futuro?
Il nostro sogno più grande è quello di affermarci nel mondo della moda. Sebbene questa frase possa sembrare scontata e già sentita, la nostra ambizione resta quella di far conoscere la visione estetica che ci contraddistingue, non limitandosi solo al settore della moda, ma cercando di promuovere la nostra filosofia. Vincere il concorso ci avvicinerebbe al compimento del nostro sogno anche se la strada da fare è ancora lunga e in salita.
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