Designers Omar

Fashion / Design By Stefano Guerrini
 

Nato a Modena, studi d’arte a Bologna e poi in fashion design ad una scuola prestigiosa come laRoyal Academy of Fine Arts di Anversa. Gli esordi di Omar nel fashion system sono stati realizzando cartamodelli, ma l’amore per il suo lavoro, la voglia di realizzare qualcosa di personale e una visione estetica ben precisa lo hanno portato a lanciare un suo marchio, presentato per la prima volta a giugno 2016. E a distanza di un solo anno il brand è uno dei finalisti dell’importante concorso “Who Is On Next?,organizzato da Fondazione Pitti Immagine Discovery e promosso da Pitti Immagine Uomo in collaborazione con Altaroma e L'Uomo Vogue. Conosciamo meglio Omar in questa intervista che ci ha rilasciato alla vigilia della manifestazione.

 

Quando ti sei avvicinato alla moda e quando hai capito che sarebbe potuto diventare il tuo lavoro?

Sono cresciuto nella moda, grazie a mia madre che ha sempre lavorato come modellista per Gianfranco Ferré sin da quando ero piccolissimo. Purtroppo, o per fortuna, ho realizzato un po' tardi che questo sarebbe potuto diventare il mio futuro; la mia passione è sempre stata il disegno. Sin da piccolo mi piaceva stare da solo a realizzare "bozzetti" anziché giocare. Crescendo ho frequentato pittura all'Accademia di Belle Arti, ma dopo aver sperimentato di tutto mi sono accorto che riuscivo a esprimermi soprattutto attraverso i vestiti.
 
Ci racconti le caratteristiche principali della tua linea? In cosa si contraddistingue?
Mi piace mescolare vari elementi e vari stili, senza identificarmi troppo in un genere, ma cercando di essere solo coerente coi miei pensieri. Ho scelto d'indirizzare la mia linea verso uno "streetwear di ricerca", se così vogliamo chiamarlo. Il mio intento è quello di creare abiti sperimentali, ma che possano essere indossati quotidianamente. Mi piacciono le forme ingombranti e che coprono il corpo, donandogli un nuovo aspetto. 
 
Da dove arrivano le ispirazioni per il tuo lavoro?
Le mie ispirazioni? Difficile da spiegare. Il mio metodo di lavoro è abbastanza atipico per il mondo della moda: non faccio mood-boards con ritagli e immagini varie, m'influenzerebbero troppo. In genere parto da un concetto, da un colore, da un'atmosfera, da un libro o da vari elementi assieme, spesso contrastanti, poi inizio a disegnare senza farmi troppe domande fino a quando le idee non diventano sempre più chiare. Un po' tipo "flusso di coscienza" come viene chiamato in letteratura. Infine, scelgo di sviluppare alcuni disegni e piano piano tutto prende forma e acquisisce nuovi concetti. Da un lato sono fortunato che ci siano delle tempistiche, altrimenti le mie collezioni non avrebbero mai fine.
 
Il tuo ideale di eleganza?
L'eleganza stessa: concetto difficile da definire, soprattutto al giorno d'oggi. Per me il massimo dell'eleganza sta nel diventare un tutt'uno con l'abito e nell'essere senza tempo. Per fare un esempio: Yohji Yamamoto.
 
Il tuo legame con Pitti. Conoscevi già questa fiera? Hai un ricordo o un aneddoto legato ad essa? 
Sì, certo che conoscevo già Pitti, anche se mio malgrado non ho mai avuto tempo di osservarla con calma e in modo approfondito. Non ho un ricordo in particolare, ma posso dire che trovo molto interessante osservare i visitatori: è una vera e propria sfilata interattiva, potrei benissimo mettermi a sedere e osservare la gente che passa per ore.
 
Sei uno dei finalisti dell'edizione maschile di "Who's On Next?". Chi dei passati partecipanti senti più affine e ti piace?
Me ne piacciono vari, ma sono legato soprattutto a Daria Dazzan e Matteo Cibic dell'edizione 2011. Innanzitutto perché Daria è una mia cara amica, e Matteo di conseguenza, e poi io e lei abbiamo iniziato il nostro percorso assieme.
 
Emozioni e aspettative di questo tuo essere finalista di Who Is On Next?
Sono molto contento di essere uno dei finalisti. Erano anni che volevo partecipare senza mai averlo fatto. Poi, come immagino tutti i finalisti, spero di essere uno dei vincitori, non tanto per il gusto di vincere, ma soprattutto perché può essere la giusta spinta per far conoscere il mio brand a un pubblico più vasto. In realtà, anche solo il fatto di essere tra i finalisti e presentare la collezione a Pitti Uomo è un ottimo punto di partenza. Quindi ne sono molto contento.
 
Sogni e progetti per il futuro?
Innanzitutto, vorrei riuscire a creare un'equipe di fidati collaboratori in modo da poter dedicarmi completamente al design e non dover pensare a tutto il resto. Mi piacerebbe creare una linea di Haute Couture (unisex) con un nuovo sistema di vendita e con prezzi accessibili a un pubblico più vasto e infine creare il mio profumo.
 
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