22 giu 2001

Events Inez Van Lamsweerde e Vinoodh Matadin

 

Inez van Lamsweerde, che da anni collabora con Vinoodh Matadin, suo compagno nella vita, è una delle fotografe più radicali nel campo dell'arte contemporanea e della moda. Le due sfere d'interesse s'intrecciano in modo misterioso e continuo senza che vi siano confusioni o sconfinamenti. Inez van Lamsweerde deve essere considerata una delle poche artiste che mette la tecnologia digitale (una delle prime a farne uso) al servizio dei propri contenuti, abbandonandola nella struttura dell'immagine.

Per l’artista le manipolazioni digitali sono più interventi di antropologia visiva che alterazioni con il morphing. Le sue fotografie assumono le nuove frontiere dell’etica insieme alla violenza dei media che propongono immagini stereotipate dei concetti di maschile, femminile, sesso, bellezza e innocenza. Questa sua riflessione e questo suo lavoro sull’immagine del corpo, sempre patinato e inquietante, le valse l’invito nel 1995 da parte di Jean Clair alla Biennale di Venezia dedicata a Alterità e identità. Lo scorso novembre nel museo di Groningen si è svolta una ampia retrospettiva dedicata alle sue foto di moda.

Nella mostra alla Stazione Leopolda l’artista presenta 130 fotografie, provenienti dall’Ecole Cantonale d’art de Lausanne, dal Groninger Museum e dalla Matthew Marks Gallery di New York (che ha anche contribuito all’organizzazione della mostra). Pitti Immagine discovery intende così documentare l’attività dell’artista con alcune importanti aperture sulle sue straordinarie fotografie di moda (ha collaborato con le riviste più importanti e collabora continuativamente con V magazine) e sulle sue campagne pubblicitarie (ricordiamo solo le più recenti: Giorgio Armani cosmetics e Balenciaga nel 2000, Gucci 2001).
 

La mostra, allestita da M/M di Parigi, uno dei gruppi di designer più interessanti del momento, appare ai visitatori come un grande set cinematografico popolato dalla folla di persone che animano le fotografie dell’artista. L’atmosfera è raffreddata da una luce simile a quella di un chiaro pomeriggio d’autunno a New York. Architettura, luce, immagini formano un insieme organico, un luogo in cui ogni cosa è possibile, dove la tensione alla trasformazione appare come una delle necessità della contemporaneità. 

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