19 giu 2003

Events Hussein Chalayan

 

19 giugno 2003, Teatro della Pergola

Cipriota di nascita e inglese per formazione, Hussein Chalayan lavora sulla linea che separa la moda dall’arte: sfila di norma a Parigi e nel frattempo collabora regolarmente con musei e centri di arte contemporanea di tutto il mondo. Per la prima presentazione al pubblico della sua collezione maschile - in collaborazione con Pitti Immagine e in anteprima assoluta per la 64esima edizione di Pitti Immagine Uomo - Hussein Chalayan ha realizzato un film, Meditazioni sul Tempo, che lui stesso ha scritto e diretto.

Il film, che ha una durata di circa 20 minuti, è stato girato ad Atene, in un aeroporto, luogo di rappresentazione delle nuove frontiere tra i paesi e simbolo di tematiche care al designer: le tracce del vissuto, l’assenza e la presenza, i riferimenti a Cipro. Mark Segal, fotografo e amico personale di Chalayan, e Sophie Hill, attrice greca, sono i protagonisti della storia, di impianto fortemente onirico.

Il divenire storico ha esemplificato una visione del tempo sequenziale e progressiva, conservata con l’uso della parola scritta. Nel film Hussein Chalayan propone di fondere passato e presente attraverso le antiche strade migratorie che hanno caratterizzato il suo paese natale, con l’aiuto dell’antropologia genetica come chiave per determinare le traiettorie etniche attraverso lo spazio.

Gli indumenti possono allora essere visti come una sorta di talismani archeologici contenenti schegge di passato e di presente, diventando alla fine, quasi paradossalmente, frammenti congelati del loro stesso iter archeologico.

Hussein Chalayan / Meditazioni sul tempo
“Il divenire storico ha esemplificato una visione del tempo sequenziale e progressivo, che è stato conservato con l’uso della parola scritta. Hussein Chalayan propone di fondere passato e presente attraverso le antiche strade migratorie che hanno caratterizzato il suo paese natale, Cipro, con l’ausilio dell’antropologia genetica come una chiave per determinare queste traiettorie etniche attraverso lo spazio. 

Questo indumento può essere visto come un talismano archeologico che contiene schegge di passato e presente, diventando alla fine e forse paradossalmente un frammento congelato del suo stesso iter archeologico”. 

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