Art and fashion talk Altaroma

Fashion / Music / Design / Graphics By Helga Marsala
 

Altaroma volge al termine. Un via vai densissimo tra passerelle ed eventi, per una fashion week che ha pescato a piene mani dai linguaggi dell’arte, dell’artigianato, della creatività tout court. C’è chi, per esempio, a proposito delle sue collezioni preferisce parlare di art couture, più che di haute couture. Perché artista ci si sente fino all’osso.Gianni Molaro è un fashion designer, ma anche scultore e pittore. Uno che di immagini si nutre e che continua a produrne, generosamente. Assemblaggi, da esporre in passerella: eccentrici, eccessivi, teatrali, surreali, pop, kitsch, dada o futuristi, i suoi mix di abiti e oggetti si conquistano lo status di opere, facendo della loro stranezza una virtù. Importabili, con orgoglio.

Ad Altaroma Molaro presenta una concept-collection che prende di petto l’attualità: abiti per parlare di crisi, sdrammatizzando. C’è quello per la Crisi d’Amore, con un maxi cuore infranto, color rosso rubino, su cui si innestano profili d’argento, a mo’ di corpetto; c’è quello per la Crisi Mistica, trionfo d’azzurro e oro, lunghissimo strascico, nuvole, piume e una duchampiana aureola-ruota a incoronare l’angelica dama; e dalla Crisi Economica, che fra citazioni finanziarie incornicia il viso con un collare a forma di euro-bandiera, si arriva alla Crisi di Pianto, ombrelli da portarsi appresso, come un candido gonnellone, per ripararsi da piogge scintillanti di lacrime
Ben più sobria, misurata e decisamente pratica, la nuova linea di Suzanne Susceptible, che ha trovato ispirazione durante una visita al Gugghenheim di Bilbao: opere d’arte, quadri memorabili, ma soprattutto una tela di Marc Chagall, Il violinista verde. Da qui la fantasia della stilista prende a correre, guidando la progettazione dei modelli. Ne viene fuori una sperimentazione che attualizza colori, forme e suggestioni pittoriche d’inizio Novecento: volumi decisi, strutture solide e tagli cubisti. Semplicità e severità, ma con leggerezza: scolli rotondi, manichette quadrate, giacche morbide, gonne rette al ginocchio, lunghe a vita alta o corte e rigide; il tutto scandito dal ritmo di spicchi verde prato, ruggine, salmone, grigio chiaro, bianco, tra minuziosi disegni jacquard, geometrici o floreali.
Si innamora invece di Botticelli la veterana Raffaella Curiel, che punta sulla classicità con un’ode alla  bellezza femminile candida, eterea, dolce. Non è banalmente la Venere a farle da musa, ma quella Simonetta Vespucci ritratta dal genio quattrocentesco. La donna di Curiel è una specie di madre natura, nobildonna opulenta e floreale, ma mai troppo sfarzosa. Voile, chiffon, pizzi, intarsi, drappeggi rigorosi, per una collezione di tailleur, abiti sirena o abiti tunica, che dal monocromo bianco o cipria arrivano alla preziosità dell’oro, al verde dei boschi, al rosso peonia, ai boccioli di campo e all’azzurro cielo.
Infine Sarli. Che per la collezione S/S 2013 disegnata da Carlo Alberto Terranova non alle arti visive si rivolge, ma all’artigianato tradizionale. Precisamente quello di Caltagirone, regno delle variopinte ceramiche di gusto mediterraneo. Abiti dal fascino intramontabile, femminilità all’ennesima potenza e una palette rubata ai paesaggi della Sicilia, con i colori del sole e della terra: giallo, arancio, bronzo, marrone, bianco, con inserti decorativi di turchese e blu zaffiro. L’alta sartoria di Sarli Couture gioca con forme tondeggianti ma rigide, sinuose ma ben scolpite, simulando una compiutezza oggettuale che riporta alle silhouette di vasi e terrecotte. Fra sovrapposizioni a foglia o a balze, geometrie ellittiche, tagli decisi e audaci, movimenti plastici circolari, spiccano applicazioni di pietre preziose e minute finezze ornamentali. Che fanno di questi abiti degli oggetti scultorei. Da indossare, con agevolezza, ma anche da offrire alla contemplazione.
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