Art and fashion talk The ultimate fashion show

Fashion / Design / Photography / Performance Intervista a Caterina Gatta by Sara Pizzi
 

 

Una donna misteriosa dal fascino orientale. Il suo stile e le movenze sono levigate dallo scorrere dei pensieri. E’ in attesa di un uomo. Sullo sfondo, un lussuoso hotel dal fascino d’antan e la mite primavera di Los Angeles. Non si tratta dell’ultima pellicola di un regista Hollywoodiano ma di un cortometraggio dal forte sapore fashion.

E’ così, infatti, che la giovane designer romana Caterina Gatta ha deciso di presentare la sua collezione. Perché è sempre più comune tra i nuovi talenti della moda l’idea di non esibire le proprie creazioni attraverso sfilate, ma con modi e fattezze che prendono spunto da altri mondi, come quello del cinema appunto.

Abbiamo chiesto a Caterina di raccontarci qualcosa del suo stile e della sua passione per la moda. Una passione nata nel tempo, ma coltivata con grande determinazione e una creatività inusuale.
 
Caterina, da cosa nasce l’idea di un cortometraggio? Pensi che l'idea della sfilata sia passata?
Per noi giovani le scelte sono dettate soprattutto da motivi di budget, non tutti hanno infatti i fondi necessari per garantire sfilate ogni stagione … Sono costi elevatissimi! Uno short film o un flash mob sono idee che non solo costano meno, ma che arrivano immediate a un pubblico molto più vasto. Penso che la cosa migliore sia, con il tempo, riuscire a fare entrambe le cose. 
 
Quando hai deciso che la moda poteva essere il tuo lavoro?
Ho sempre avuto una passione per la moda fin da quando ero bambina e sfogliavo le vecchie riviste di mia madre, ma fino ai 20 anni, prima di ogni cosa, c’era il cinema. 
L’amore per la moda è cresciuto con l'esperienza, la conoscenza del settore e, soprattutto, durante gli anni dell’università (ndr. Caterina si è laureata in Scienze della Moda e del Costume). 
Ho deciso che doveva essere il mio lavoro quando ho capito che era il mezzo attraverso il quale riuscivo a esprimermi completamente. Cosa che non riuscivo a fare, ad esempio, con i corsi di recitazione dai quali scappavo in lacrime perché non mi sentivo mai a mio agio.
 
Se dovessi definire il tuo stile e la tua creatività, come li descriveresti? Come hai avuto l'intuizione di riutilizzare stoffe vintage griffate per le tue creazioni?
E' uno stile atemporale, ironico e prezioso. La mia creatività è piuttosto nevrotica. Non c'è mai una sola sfumatura in collezione, c'è sempre un mix di opposti, come il romantico e dark. L'intuizione è nata quando, nel 2009, trovai una pezza firmata su cimosa da Irene Galitzine. Decisi in seguito di cercarne altre e nel giro di poco collezionai più di 30 stampe di oltre 15 stilisti famosi. E’ un'idea partita come semplice curiosità e passione ed è diventata un lavoro serio solo dopo il "Vogue Talents Corner" di Palazzo Morando nel 2011. Prima portavo avanti parallelamente anche altri progetti.
 
Tu hai viaggiato molto, hai avuto esperienze all'estero, ma sei tornata qui in Italia, perché? Pensi che rispetto ad altri Paesi e ad altre realtà, l'Italia sia ancora il posto dove poter declinare il proprio talento? 
Sono tornata in Italia solo per motivi pratici ed economici. Mentre cercavo tessuti in giro per l'Italia, lavoravo a Roma e costruivo la mia collezione a tempo perso con le sartine in città. Sarebbe stato impossibile farlo dall'estero ... Stessa cosa ora con l'aiuto della Castor come produttore, ho bisogno di andare spessissimo a Mantova per incontrare i fornitori e poi ho appuntamenti a Milano quasi ogni settimana. Dall'estero sarebbe molto più complicato, soprattutto per me che ho paura di volare! In Italia, in realtà, mi sono sempre sentita stretta ... Ho avuto la fortuna di viaggiare quasi in tutto il mondo. Ho iniziato fin da piccolissima passando le vacanze in Costa Rica, nelle Filippine, in Nuova Caledonia, in Australia e Nuova Zelanda, questo mi ha permesso di avere una mente molto aperta al mondo e di sentirmi a casa un po' ovunque.  
 
Il miglior consiglio che ti è stato dato nella tua carriera e che ti senti di suggerire?
"Fai quello che ti pare e piace!".
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