08 gen 2016

Art and fashion talk La creatività è la lingua universale

Fashion / Design Intervista a Simonetta Gianfelici by Sara Pizzi
 


Molto spesso ci poniamo di fronte al quesito di dover definire correttamente e concretamente la parola moda. Ma moda, quella vera, è l’espressione di chi la realizza. La moda è spesso fatta di visionari, di audaci e sognatori. E a qualsiasi latitudine, “la creatività è la lingua comune. E ogni differenza è scambio. Ricchezza reciproca”. Ce lo insegna Simonetta Gianfelici – fashion scouter e consultant, modella per le griffe più prestigiose, immortalata dai più importanti fotografi internazionali e protagonista di numerosissime campagne pubblicitarie - che da diversi anni segue numerosi progetti indirizzati ai giovani talenti. Tra questi, Who is On Next, in collaborazione con Altaroma, Pitti Immagine e L’Uomo Vogue, ed Ethical Fashion Initiative, programma di punta dell’International Trade Centre, agenzia sotto l’egida delle Nazioni Unite e della World Trade Organization, che collega i più grandi talenti della moda mondiale a piccoli artigiani provenienti dall’Africa orientale ed occidentale e dai territori della West Bank.

Ecco che cosa ci ha raccontato del suo lavoro.
 

Dal 2013 collabori con Ethical Fashion Initiative concentrandoti sullo scouting di designer e fotografi dall’Africa. Da cosa nasce questa collaborazione? E in che cosa consiste il tuo lavoro con EFI?

Sono stata coinvolta in questo progetto fin dalla sua nascita alla fine del 2007. Un viaggio a Nairobi con Simone Cipriani, fondatore del programma ITC Ethical Fashion Initiative. La prima rivelazione di un Paese dalle enormi potenzialità artigianali e creative: beads, crochet, intarsio del legno e della pietra saponaria, intreccio, riciclo dei materiali più svariati, scultura, block print su tessile e molto altro ancora. Un patrimonio culturale ricco di storia e di risorse. Un paese giovane, vitale, orgoglioso delle proprie origini, dove il rispetto dell’ambiente e della collettività ha ancora un forte significato, dove le donne non solo rappresentano la vera forza lavoro ma sono coloro che impattano maggiormente nella crescita, nella salute e nella formazione delle nuove generazioni. Creare opportunità di lavoro era, ed è ancora, la sfida vincente: “Not Charity Just Work”. 
Dopo un diploma in fotografia, esperienze come fashion editor e 10 anni di scouting per Who is on next, la mia collaborazione diretta con EFI dal 2013 ad oggi si è concentrata maggiormente sulla ricerca di fashion designer africani. Il fashion africano non si limita più ad attingere dal patrimonio tradizionale ma ha sviluppato una capacità creativa capace di rimodulare la cultura africana in chiave contemporanea. La passione per la fotografia e per i linguaggi visuali in genere, come arte, cinema e moda, mi ha influenzato anche nella ricerca dei fotografi africani contemporanei. Guardare al Continente Africa dal suo interno significa uscire dal pensiero dominante che tuttora influenza le nostre percezioni e questo mi aiuta a guardare al nuovo che verrà e ai cambiamenti culturali e sociali in atto.
 
Cosa significa per te moda etica e sostenibile e come pensi che il lavoro di Ethical Fashion Initiative possa dare un proprio ed efficace apporto per un'industria della moda più equa?
Responsabilità. Produzione, creatività e consumatori, sono le tre aree interessate: devono tutti in ugual misura interrogarsi sulla qualità dei prodotti, sul loro valore reale, sul “costo” spesso occulto in termini di sfruttamento umano e ambientale. La Responsabilità è l’ultima vera frontiera dell’eleganza. Ethical Fashion Initiative fornisce un supporto concreto e tangibile a tutti i creativi e agli imprenditori pionieri di questa nuova visione garantendo qualità ed eccellenza.
 
Parlaci del tuo lavoro, dei tuoi viaggi e delle persone che conosci … Basandoti sulla tua esperienza, quali sono gli aspetti più interessanti, anche dal punto di vista umano, del tuo lavoro?
Non importa da dove vieni, quale idioma, religione, cultura ti appartiene. La creatività è la lingua comune. E ogni differenza è scambio. Ricchezza reciproca. La loro freschezza, il loro affacciarsi oggi al palcoscenico della moda globale rende questa esperienza uno stimolo e un’opportunità per mettere in discussione gli schemi esistenti spesso obsoleti.

E quali sono gli elementi e le caratteristiche che un designer, un fotografo o uno stilista deve avere per colpirti?
L’espressione della propria identità e una visione fuori dal comune. Progetti autentici e originali. Amo i visionari, i sognatori, gli audaci e l’impegno necessario per trasformare l’intangibile in qualche cosa di reale.

Che cosa ci dobbiamo aspettare da questa nuova edizione di Generation Africa? Cosa ci puoi anticipare sui designer che prenderanno parte al progetto a Firenze?
Quattro identità precise e distinte: percorsi umani e culturali diversi.
Il loro lavoro possiede tutte le influenze autoctone e multiculturali capaci di rendere ogni progetto unico e personale al tempo stesso. Keith Henning e Jody Paulsen, il duo creativo sudafricano che intreccia arte e moda in collezioni no-gender ricche di elementi grafici e silhouette che attingono dal mondo dello sportswear.
Ikirè Jones: collezioni sartoriali e dalla forte identità per questo brand che nelle sue stampe reinterpreta l’arte classica in chiave africana donando a capi e accessori un forte impatto visivo.
Lukhanyo Mdingi e Nicholas Coutts. Il duo sudafricano sposa le linee minimali di Mdingi alle texture raffinate frutto della sperimentazione di Coutts dando vita a una collezione essenziale e sofisticata al tempo stesso.
U.MI-1 incontro di cultura africana, inglese e giapponese. Il brand si distingue per la costruzione quasi architettonica dei suoi capi e la cura dei dettagli. Sono certa che ancora una volta Generation Africa sarà l’occasione per aprire una finestra su uno degli scenari più vasti e interessanti della moda contemporanea.
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