04 dic 2014

Art and fashion talk “Arrivo” di Matteo Gioli e Stefano Ughetti

Fashion / Design Preview Pitti Italics all’87° Pitti Immagine
By Stefano Guerrini
 


Il primo lo conosciamo grazie al suo marchio Camo e alle sue presentazioni durante le passate edizioni di Pitti che, grazie ad uno spirito sempre un pizzico retrò, tanta voglia di divertire raccontando il proprio lavoro e anche una ben chiara attitudine all’aggregazione, sono diventate un momento sempre molto atteso della Fiera fiorentina. Il secondo, con Ilaria e Veronica Cornacchini, è il fondatore del brand SuperDuper Hats, vincitore di una edizione maschile del prestigioso concorso WION, che ha contribuito fortemente al ritorno in auge di un accessorio che le generazioni più giovani sembravano aver dimenticato, cioè il cappello. Da una parte Stefano Ughetti, dall’altra Matteo Gioli, parte importante di un ricambio generazionale della moda made in Italy che ha trovato in Pitti sostegno e promozione, due figure che hanno già dimostrato in passato una netta propensione al dialogo con altri professionisti della moda, la voglia di confrontarsi con altre creatività. E al prossimo Pitti i due propongono un progetto dal nome suggestivo. “Arrivo” allude chiaramente al mondo dello sport, al cartellone che accoglie vincitore e vinti alla fine di una gara. Ma di quale sport stanno parlando Ughetti e Gioli e come lo metteranno in scena? Cerchiamo di carpire qualche informazione in più, consci che tutto sarà pienamente svelato solo a gennaio in quel di Firenze! 

 


Come è nata la vostra collaborazione?

S.: Conosco e stimo Matteo da lungo periodo. Lo considero una di quelle rarissime persone che più si avvicinano al mio modo di vedere il mondo. In assoluto uno dei designer che stimo maggiormente. Quando si chiacchiera non si parla solo di lavoro, ma anche di vita e di progetti. In maniera totalmente naturale abbiamo dato vita a questa collaborazione.
M.: Inutile dire che la stima è reciproca anche da parte mia, sviluppare un progetto insieme è stato un qualcosa di molto naturale. Questa naturalezza si è infatti rispecchiata anche nella fase creativa che è stata una continua botta e risposta. Due fiumi in piena.


Che cosa vi ha attratto nel lavoro dell’altro?

S.: Matteo è riuscito in maniera singolare e unica a reinventare il modo di concepire i cappelli. Con questo ha dimostrato le sue capacità e il suo senso innovativo. La cosa più importante è che, nel farlo, ha sempre mantenuto un legame con la storia e con la tradizione.
M: E sicuramente il legame con la tradizione è molto forte ed identificativo anche per Camo. L’attaccamento sia produttivo, sia emotivo al territorio è qualcosa che ci lega tanto. Crediamo in quel qualcosa in cui non crede più nessuno.


Ci potete dare una piccola anticipazione del progetto?

S.: Siamo due persone che hanno molta voglia di pedalare. In tutti i sensi.


Perché il ciclismo?

S.: Perché, oltre ai tanti punti di comunione che condividiamo, abbiamo avuto l’onore e la fortuna di avere due nonni ciclisti.
M.: E sono stati loro, che se ne sono andati senza vedere cosa avremmo combinato nella nostra vita, che ci hanno spinto ad unire le forze.


Quali insegnamenti vi ha lasciato questa nuova esperienza?

M.: Credo che un progetto simile, per quanto semplice, sia molto difficile da gestire per un’unica persona. Solo lavorando insieme è stato possibile realizzarlo.


Non è la prima volta che scegliete di collaborare con altri creativi, quale la forza del lavorare in sinergia?

M.: Nel momento in cui si riesce a trovare la medesima frequenza tutto si semplifica e si lavora come un tutt’uno. L’immagine di “ARRIVO” infatti rappresenta un viso formato dalle nostre due facce.


Entrambi legati ad un concorso come WION, quale l’importanza di concorsi come questo, ora che lo vedete più da lontano?

S.: Sicuramente WION ci ha segnato molto in quanto per entrambi è stata una delle più importanti occasioni per analizzare il nostro lavoro. È proprio da occasioni del genere che si sviluppa uno sguardo critico sul proprio lavoro.


Un altro forte legame è quello con Pitti. Mi dite un momento del vostro percorso, un episodio legato a questa fiera che vi ha segnato o colpito?
S.: Sicuramente il primo guerilla marketing con CAMO, quando ho inscenato un picnic nel giardino della fortezza. Non avrei mai immaginato che questo sarebbe diventato in un paio di stagioni un evento ufficiale della manifestazione, oggi intitolato “Alternative Set”.
M.: Indubbiamente indelebile è il ricordo della sfilata dello scorso inverno, ma per SuperDuper Pitti è stato l’inizio di tutto, è stato il big bang che ci ha dato la possibilità di presentare i nostri primi lavori.

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