Art and fashion talk Talento come disciplina. Intervista a Maria Luisa Frisa

Fashion / Design by Sara Pizzi
 


Fashion curator, editor, Direttrice del Corso di Laurea in Design della Moda dello IUAV a Venezia e Treviso, possiamo dire che Maria Luisa Frisa incarna perfettamente il concetto stesso di grande cultura del costume. Con lei abbiamo parlato di talento, del futuro della moda italiana, della sua unicità e non solo, prendendo spunto dal successo della mostra al V&A Museum "The Glamour of Italian Fashion" (Londra, dal 5 aprile a 27 luglio).  

Cosa rende unica e "glamorous" la moda italiana secondo lei?
La moda italiana è unica per le straordinarie qualità che ha saputo mettere a fuoco unendo il talento dei creativi e dei designer con gli scatti inventivi che caratterizzano il nostro straordinario tessuto industriale. Non credo che la definirei glamorous. Piuttosto virtuosa nel saper unire visioni innovative alla precisione industriale.

 
Si parla spesso di talento, ma cosa significa per lei essere talentuosi nella moda oggi?
Flessibili, in grado di captare i segnali deboli, disposti a lavorare in team assumendo ruoli anche molto diversi. Talento come disciplina.
 
Cosa pensa andrebbe fatto per riconoscere maggiormente l'eccellenza italiana? Pensa che il nostro sistema moda supporti abbastanza i nostri talenti?
Credo che le istituzioni italiane collegate alla moda siano tendenzialmente assenti, nella misura in cui promuovere un talento non significa fargli vincere un concorso, ma garantirgli la possibilità di produrre il proprio progetto, e commercializzarlo. O almeno di inserirsi concretamente in un ufficio stile, in un ambiente che gli permetta di mettere a registro le sue conoscenza con un'esperienza concreta.
 
La mostra al V&A rappresenta una lunga storia del Made in Italy, dal dopoguerra e il periodo della Sala Bianca, fino agli anni 2000; una storia costellata di successi, crisi economiche, icone, griffe e "invasioni" dai mercati stranieri. Quale sarà il futuro della moda Italiana? Pensa che lo stile e la maestria del Bel Paese possano ancora insegnare molto?
Il futuro della moda italiana è nelle mani delle nostre università, quelle che formano i designer e i visionari di domani. Università che devono cercare sempre di più la complicità delle realtà aziendali e dei marchi italiani, che molto spesso preferiscono rivolgersi all'estero invece di investire da noi. Il nostro futuro è una nostra responsabilità. Le politiche culturali necessarie sono quelle che noi, impegnati nella formazione, dobbiamo strategicamente decidere di mettere in atto in prima persona.
 
Quando ha dato vita al corso di Laurea in Design della Moda, quali erano gli obiettivi principali?
Come riuscite a competere con le università internazionali? 
Vogliamo formare designer in grado di sapersi mettere in relazione con la cultura visuale contemporanea e con i nuovi paesaggi della produzione e della comunicazione globali. La competizione con le università internazionali è piuttosto qualcosa che strutturiamo in chiave di collaborazione e di scambio. Fra docenti, studenti, progetti e idee.
 
Come pensa che a livello internazionale concepiscano il panorama odierno della moda italiana?
In corso di ridefinizione. Gli italiano sono presenti alla direzione creativa dei marchi internazionali più importanti. Il talento c'è. L'Italia ha bisogno di ripensarsi come laboratorio creativo, non solo in relazione alla moda.
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