30 mag 2017

Art and fashion talk L’EFFIMERO NELLA MODA IN MOSTRA: INTERVISTA A OLIVIER SAILLARD

Fashion / Photography / Performance By Fulvio Ravagnani
 

L’essere effimera sembra essere un costituente imprescindibile della moda. Per celebrare questo status e per farne capire la poeticità, la mostra che verrà inaugurata il 13 giugno a Palazzo Pitti, durante la 92° edizione di Pitti Uomo, si intitola proprio “Il Museo Effimero della Moda”. Saranno esposti quasi 200 tra abiti ed accessori, distribuiti in 18 sale. I pezzi selezionati vanno da metà Ottocento fino al contemporaneo più immediato. Abiti che vengono mostrati per la prima volta, mai usciti dalle scatole per la conservazione e altri esposti per l'ultima volta, prima di tornare negli archivi perché troppo fragili e delicati.

 

I pezzi provengono dalle sartorie e dagli atelier più importanti: Sartoria Worth, Mariano Fortuny Venezia, Sartoria Rosa Genoni, Sartoria Emilio Federico Schubert, Roberto Capucci, Sartoria Madeleine Vionnet, Irene Galitzine Roma, Elsa Schiaparelli, Jole Veneziani, Biki, Maison romana d'alta moda Carosa, Nina Ricci, Gianfranco Ferré e Christian Lacroix. Fino a capi delle ultime collezioni di Gucci, Margiela, Bless, Fendi, Armani, Valentino, Prada, Dolce & Gabbana, John Galliano e Lanvin. 
Abbiamo scambiato qualche riflessione con il curatore della mostra, Olivier Saillard:.
 
Qual è stato il criterio con cui sono stati scelti i “pezzi” per la mostra? E quanti ne ha scartati?
 

La scelta dei 200 pezzi delle collezioni di Palais Galliera e di Palazzo Pitti è stata realizzata con una libertà di valutazione che rivendichiamo con forza. Non abbiamo voluto che la scelta degli abiti fosse subordinata ad un'idea o ad un concetto, ma, al contrario, abbiamo cercato di avvicinarci il più possibile al gesto naturale e quotidiano che ci mette di fronte all’abito. È dunque con la gioia della scoperta, con la curiosità di ridare vita ad un capo, con la volontà di rivelarne altri che abbiamo fatto questa scelta, da valutare come un approccio museale nel quale le opere vengono appese una dopo l’altra dal tempo e non da una scelta.

Il concetto di effimero è molto appropriato quando parliamo di moda, e oggi più che mai la moda propone continuamente cose nuove, tuttavia avverto un certo timore ad usare questo termine. Perché lei non ne ha avuto paura?
 

 Oggi più che mai il termine effimero è appropriato. Visto il ricambio accelerato delle collezioni, gli abiti, le mode "nate-morte", scompaiono prima di imporsi. Programmare queste scomparse a ripetizione incute timore. Esiste però anche un aspetto fugace e poetico, nel girare le pagine del quotidiano sotto la forma di abiti.

Se potesse salvare un solo pezzo fra tutti quelli che verranno esposti, quale sceglierebbe?
 

Probabilmente uno dei pezzi più belli è un déshabillé Madeleine Vionnet dell'inverno 1933, appartenuto all'attrice francese Marcelle Chantal, che non potrà mai più essere esposto né mostrato su un corpo diverso. Amo anche i guanti di carta, che sono insieme un momento di ricerca e un souvenir.

Ha già pensato come le piacerebbe trasformare il museo una volta terminata la mostra a Palazzo Pitti?
 

 Palazzo Pitti è un museo di cui si può dire che ha una personalità talmente forte che si riprenderà naturalmente il proprio territorio dopo la partenza del Museo effimero.

Mi auguro che i visitatori conservino il ricordo di una mostra, piuttosto che tracce concrete del suo passaggio.
 
PH credits: Aka-studio collective
 
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