Lo abbiamo raggiunto alla Stazione Leopolda per intervistarlo, il giorno prima del fashion show di Raf Simons.

Runway designer, light artist, show producer, Lord of lights, sono tanti gli appellativi guadagnati da Thierry Dreyfus nel corso della sua impressionante carriera. Tra tutti, il più noto è light designer, anche se ci dice “credo sia forse riduttivo essere chiamato così”. 

Suzy Menkes, International editor di Vogue, lo ha descritto come l’uomo che ha reso la Ville Lumière all’altezza di questo nome [“the man who is making the City of Light live up to its name”]. Un maestro delle luci soffuse, dei fasci luminosi e delle linee laser. 
 

Sicuramente, al francese Dreyfus va il merito di aver trasformato il concetto di sfilata in evento, una decina di minuti spettacolari e preziosi. Tutto questo, non imprimendo il proprio segno, ma permettendo al segno creativo dello stilista di emergere nella sua interezza, avvolgendo emotivamente gli spettatori.

La sua carriera nel fashion - anche se tiene a precisare che “non ho una carriera, seguo semplicemente il fiume. A volte è un fiume grosso, altre volte più piccolo” - è iniziata nel 1983 grazie alla genialità dirompente dell’americano Patrick Kelly. Alla soglia del 2000, si occupava del light design della maggior parte dei fashion show parigini. Nel 2001 è diventato artistic director di Eyesight, azienda della quale è ora proprietario, espandendo le sue competenze oltre l’illuminazione, con attività come la ricerca di location e il sound design, e dividendosi tra Parigi, New York e Milano.

La materia intangibile. Questo, dovendo definire il suo medium stilistico. All’impercettibilità di un elemento che Dreyfus ha resto concreto con il suo lavoro. Un approccio creativo e un tratto estetico unificante di due mondi, l’arte e la moda, che si muovono su differenti piani, in termini di obiettivi e di temporalità.

La materia intangibile. This is light.

L’invisibile reso materia davanti agli occhi, il suo strumento è la luce. Precisione e una cura chirurgica dei dettagli sono la sua signature.
 
E la consapevolezza che non esiste fine al poter migliorare il proprio lavoro, pur inanellando un successo dopo l’altro. 
 
“Vous êtes content?”, “Non, Jamais! … Mais tu sais, si Raf est content je suis content”, dice Thierry Dreyfus alla fine di tutto.

Il suo è un linguaggio visivo strumentale, adeguato alla dimensione della moda, alla sua immediatezza e al suo repentino rinnovarsi. 

 
“Il mio lavoro è tradurre la visione e l’estetica degli stilisti con cui collaboro. A volte si tratta di un’ispirazione precisa, altre volte di un sogno astratto o di generici riferimenti …” – mi racconta - “questo mestiere è totalmente cambiato negli ultimi dieci anni, e molto spesso chi dirige o produce una sfilata è diventato una vera e propria star. E questo mi fa sorridere, perché in realtà dobbiamo progettare quello che i designer vogliono. In un fashion work – e non si parla di arte - cerco di esprimere l’idea di uno stilista e declinarla in un’emozione per il pubblico. Altre volte rendo coerente l’dea del set con la campagna pubblicitaria di un brand o con le vetrine di uno store…”

Accanto al light design e alla produzione di show tra i più memorabili - Dior Homme, Helmut Lang, Jil Sander (anche a Pitti Uomo, giugno 2009), Kris Van Assche (Pitti Uomo, gennaio 2007), Ann Demeulemeester, Rei Kawakubo, Raf Simons, Giambattista Valli (Pitti Uomo, gennaio 2009), Yves Saint Laurent, Diesel Black Gold (Pitti Uomo, gennaio 2014), Gosha Rubchinskiy (Pitti Uomo 90, giugno 2016), Hedi Slimane - Intermission (Pitti Uomo, giugno 2002), Costume National, Hardy Amies (Pitti Uomo 81, gennaio 2012) ... - Dreyfus ha dato vita ad installazioni al Grand Palais, a Notre Dame - primo artista ad aver potuto inserire le proprie opere nella Cattedrale - a Versailles, al Canary Wharf di Londra e in occasione della Biennale d’Arte di Istanbul o di Art Basel Miami.

Ha anche progettato l'illuminazione per il club parigino Silencio, ideato da David Lynch, e si è occupato del design di boutique come quelle di Robert Clergerie e Versace. Ancora, ha dato vita a collezioni esclusive di elementi d’arredamento legati all’illuminazione, esposte tra gli altri nella showroom newyorkese Atelier Courbet.
 

Nel mondo del design e dell’arte, Dreyfus estroflette piani e punti di vista, muta coordinate e simmetrie irrompendo con una naturalezza spiazzante nello spazio dell’esistente.

Ha innovato con successo l’idea di illuminazione liberandola dalle più tradizionali regole del rappresentare.

Jil Sander, Pitti Uomo 78 June 2009 - Villa Gamberaia, Florence 

Giambattista Valli, Pitti Uomo 75, Jan. 2009 - Salone dei Cinquecento, Palazzo Vecchio, Florence 

Giambattista Valli, Pitti Uomo 75, Jan. 2009 - Salone dei Cinquecento, Palazzo Vecchio 

Diesel Black Gold, Pitti Uomo 85, Jan. 2014 - Stazione Leopolda

 Florence Calling: Raf Simons, Pitti Uomo 90, June 2016 - Stazione Leopolda, Florence

Florence Calling: Raf Simons, Pitti Uomo 90, June 2016

Intermission - Hedi Slimane installation - Pitti Uomo 62, June 2002

Gosha Rubchinskiy, Pitti Uomo 90, Manifattura Tabacchi, Florence

Hardy Amies, Pitti Uomo 81, Jan. 2012, Stazione Leopolda, Firenze

Project room MASTERING THE INTANGIBLE MATERIAL. Thierry Dreyfus

Fashion / Design / Performance by Sara Pizzi
 


Contrariamente al frettoloso defluire dopo ogni fashion show, gli ospiti tardano ad uscire dall’imponente Stazione Leopolda. Prima di raggiungere le maestose porte, rivolgono un ultimo sguardo alle spalle. E poi fuori, verso le caotiche luci di una piovosa serata fiorentina.

Tra gli allestimenti post-industriali, in un buio avvolgente, interrotto ed esaltato al tempo stesso da cortocircuiti di luci verdi e rosse, emergono centinaia di mannequin disseminati lungo le navate della grande stazione ottocentesca. Un incontro unico con alcune delle creazioni di un designer tra i più iconici della moda contemporanea.
Le persone vogliono essere parte dell’universo di Raf Simons. Per qualche istante almeno. In loro la sensazione che qualcosa di grandioso sia appena successo. Con ancora riecheggianti i beat della soundtrack di Michel Gaubert, si aggirano tra frammenti disseminati dell'archivio ventennale dello stilista belga, reso finalmente tangibile. E “you can feel it”, lo riesci a percepire, nessuno ti deve spiegare niente. “Just feel it!”   
 
Perché la moda è anche questo, empatia, al di là del fisiologico pragmatismo commerciale. È un feeling, una trama nella cui tessitura si innestano molteplici fattori. Un appeal che deve essere unico, differente da tutti gli altri, ma che si consuma nel giro di una manciata di minuti. E non c’è tempo per una seconda chance.
Tra questi fattori, semplicemente - ma in questo risiede tutt’altro che la semplicità - l’emozione. E dietro a questo feeling, al modo unico di imprimerlo negli spettatori, il lavoro di Thierry Dreyfus, che per l’evento Florence Calling: Raf Simons di Pitti Uomo, con EYESIGHT Group Production, ha curato il progetto allestitivo, di lightning e la regia.
 
Video credits: Fabio D'Arco/PrimopianoTv
 

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